L’idea e le esigenze

La struttura e l’organizzazione
Area Direzionale

Dipartimento di Gestione e Coordinamento
Area Ricerca

Il Progetto Dimostratore
Obiettivi
Articolazione
Area Diagnostica
Area Conservazione e Valorizzazione
Area Promozione e Fruzione

 
 
 

Area Diagnostica

L’Area Diagnostica, propedeutica alle attività di restauro e conservazione, è indirizzata allo sviluppo ed applicazione di metodologie e tecnologie per l’individuazione di reperti e l’analisi ed il monitoraggio delle caratteristiche fisico-chimiche, geofisiche, geologiche e paleontologiche per la conservazione del patrimonio culturale. Sono stati messi a disposizione laboratori integrati e competenze di alta qualificazione per misure, datazioni, indagini, etc.

Il progetto dimostratore relativo a quest’area si è articolato in quattro workpackages:

1) Metodologie archeologiche, geofisiche e geologiche integrate che ha sperimentato l’uso integrato delle diverse tecniche d’indagine (magnetometria, Ground Penetrating Radar, metodi elettrici ed elettromagnetici, gravimetria, sismica) allo scopo di ottenere informazioni rilevanti sulla struttura del sottosuolo realizzando altresì un sistema mobile d’acquisizione geofisica integrato dotato delle più moderne ed avanzate strumentazioni di geofisica.
A quest’unità operativa hanno collaborato circa 20 ricercatori afferenti a Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli Federico II, Istituto di Cibernetica del C.N.R., Centro Interdipartimentale di Servizio di Archeologia dell’Università l’Orientale e l’Università Parthenope.

2) Metodologie e tecnologie scientifiche per lo studio ed il monitoraggio del patrimonio ambientale e culturale che impiega tecniche isotopiche per la ricostruzione cronologica d’eventi naturali ed insediamenti antropici e tecniche microanalitiche di tipo chimico-fisico, sia tradizionali che innovative, capaci di utilizzare tutto il potenziale informativo contenuto in un reperto archeologico. L’attività del workpackage è stata rivolta allo studio delle proprietà strutturali dei reperti archeologici (lapidei, ceramiche, metalli, papiri, tessuti, carta, pergamene, miniature, ecc.) per mezzo di molteplici tecniche fisiche anche non distruttive, utilizzando prevalentemente la diffrazione di raggi x, la microscopia ottica ed elettronica, la microscopia magnetica, la termografia e tecniche d’indagine molecolare. Tali analisi sono state integrate con i risultati ottenuti mediante metodiche complementari quali la spettrometria di massa, la spettofotometria ottica, la calorimetria, la termogravimetria, la porosimetria ad azoto ed a mercurio ed i test per la determinazione delle proprietà meccaniche dei materiali nonché per mezzo della diagnostica ottica.
A quest’unità operativa hanno collaborato oltre 70 ricercatori provenienti da gruppi di tutte le Università campane e da tre istituti del C.N.R..

3) Indagini e tecniche diagnostiche pluritematiche per il restauro e la conservazione dei beni culturali rivolte allo sviluppo di procedure, tecnologie e soluzioni funzionali indispensabili per assicurare interventi in grado di estendere nel tempo la conservazione del patrimonio culturale. Questo obiettivo è stato perseguito mediante una preventiva ed approfondita analisi delle opere da salvaguardare, dei materiali che le costituiscono, del loro stato di conservazione e delle cause che ne hanno determinato il degrado.
A quest’Unità Operativa hanno collaborato circa 30 ricercatori che afferiscono ai Dipartimenti Scienze della Terra, Pianificazione e Scienze del Territorio, Storia dell’Architettura e Restauro dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ed al Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno.

4) Archeologia molecolare che si propone di acquisire conoscenze e sviluppare le tecnologie opportune per analizzare la storia di popolazioni attraverso lo studio dei reperti umani, animali e vegetali, utilizzando tecniche che vanno dallo studio del DNA antico all’analisi morfologica ed istologica, all’indagine radiografica per la ricostruzione fisiognomica. A quest’unità operativa hanno collaborato circa 20 ricercatori afferenti al Cento Interdipartimentale di Scienze Computazionali e Biotecnologiche della Seconda Università di Napoli e dell’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del C.N.R.

 


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